Leonardo Rotatori

Short Bio

Leonardo Rotatori (Milano, 1967), è curatore e produttore di programmi multi-mediali d’Arte Contemporanea dal 1994.

Presidente della i-AM Foundation dal 2014 sviluppa Practices in ambiente no profit basate su piattaforme fisiche e tecnologiche per la valorizzazione dell’intelligenza collettiva e la ricerca di applicazioni produttive di metodi Open Structures [OS] destinati a partner Social Oriented.

Ceo della casa editrice Unique Edition Press dal 2007, ha presentato interessanti sviluppi di attività multiculturali con finalità Social Identity; inseriti nelle edizioni del 2011, 2013 e 2015 nel programma della Biennale di Venezia hanno introdotto un nuovo linguaggio filosofico e al contempo ingegneristico; attraverso nuove strategie relazionali e di comportamento dell’ente proponente verso i players del sistema, è stato indagato il profilo di “mediatore culturale” per il dialogo. I programmi sono stati patrocinati da Ministero dei Beni Culturali, Ministero degli Affari Esteri, Regione Veneto, Comune di Venezia, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Associazione Italia – Russia.

Nel 2011 e 2013, grazie ai traguardi nella ricerca dei sistemi Open Structures applicati, ha ottenuto due Medaglie d’oro del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.

Ceo di Agency 22 (Ag22), si occupa dal 2007 della produzione dei propri eventi d’arte per il coinvolgimento di imprese italiane nel territorio internazionale accogliendo le istanze dell’area mitteleuropea per l’applicazione di strategie marketing di art economy.

Dal febbraio 2016 ha basato le proprie attività a Milano presso il Centro Filologico di via Clerici 10.

Nel giugno dello stesso anno ArtBasel 2016 ha ospitato parte della collezione di Rotatori per una retrospettiva su Salvatore Scarpitta, oggetto di un importante talk alla quale hanno partecipato Luigi Sansone, James Harithas, Not Vital e Mirta d’Argenzio.

Nel 2017 la i-AMF è sostenitore 57. Biennale Arte di Venezia e sponsor delle attività Educational.

Biografia

Nato a Milano nel 1967, ha frequentato la facoltà di Ingegneria Elettronica e poi Ambientale al Politecnico di Milano e il corso di Scienza delle Reti presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Dal 1995 al 2005 ha collaborato con Gabriele Mazzotta, editore e presidente della Fondazione Antonio Mazzotta, nella direzione di spazi espositivi e nella realizzazione di mostre di arte contemporanea, progetti editoriali e educativi.

Sono di questo periodo tre Start Up, che legano l’esperienza editoriale con la nascita delle prime piattaforme web nazionali. Partnership con Tim e Fastweb generano diversi progetti educational destinati a target giovani per l’accesso all’arte del ‘900, che nello stesso periodo la Fondazione Mazzotta propone.

Nasce nel 1998 la Art Publischer on line (Artpol), casa editrice d’arte multimedia che coinvolge l’Università Statale di Milano per la produzione di contenuti digitali da inserire in percorsi virtuali di Mostre nazionali; Palazzo Reale (Milano), Scuderie del Vittoriale (Roma) e altri musei accolgono il programma. Parallelamente, l’attenzione verso la democratizzazione dell’accesso ai contenuti d’arte porta Leonardo Rotatori a definire un protocollo per lo sviluppo di materiali cartacei e digitali per 1400 scuole in network, nasce il canale web Artv.it (specializzato nella pubblicazione di materiali didattici).

Il fallimento delle trattative per la definizione dei diritti di pubblicazione delle immagini nel web (discussione che SIAE risolve dopo il 2013, ndr) pone la fine del programma nel 2003.

L’esperienza digitale e la famigliarità del mondo Arte/Editoria genera la linea editoriale Paperweb, che sfruttando le peculiarità editoriali di differenti media (carta web network), ottimizza i costi e le peculiarità di ogni supporto. Pubblica guide cartacee a basso costo per un’esperienza educativa che si sposta dal Museo all’ambiente scolastico e domestico. Nel triennio pubblica

Nel 1996 è stato direttore e socio fondatore de La Posteria, di via Sacchi 5/7 a Milano, dove ha risieduto. Inaugurato con Hermes per la produzione dell’evento La magia del cuoio nel 1996, ha negli anni successivi organizzato circa 600 eventi, tra mostre e premi d’arte.

Tra le tante mostre: Keith Haring Subway drawings, POP Art del 1997, il Premio Cairo e Periscopio con il Comune di Milano oltre a numerose collaborazioni con centri culturali del territorio, tra gli altri il Goethe Institut.

Tra art economy e fashion ricordiamo Tag Heuer, Swarovski, Louis Vuitton, Nike, Adidas, Ansor and Sgröe , Droog Design, Ecal de Lausanne, Uchida School of Hosaka, ha ospitato sfilate di Valentino, Missoni, Ruffo, Iseey Miyake, Alessandro dell’Acqua, Marina Spadafora e Riccardo Tisci etc.

Nel 1997 Jovanotti presenta l’album L’Albero e numerosi party privati collocano La Posteria tra i centri policulturali più attivi della città.

Nel 2004, per problemi di salute cede l’attività, ancora oggi produttiva.

Dal 2005 al 2008 ha diretto la Galleria Spazio Mazzotta, occupandosi dell’organizzazione di mostre di fotografia, design, opere d’arte e di grafica, promovendo la ricerca, la valorizzazione e la presentazione di artisti e movimenti.

Dal 2006 al 2010 disegna, realizza e dirige lo spazio ArtGate Building. Ne fa la propria residenza e destina gli spazi a infrastruttura per l’arte contemporanea dedicata a giovani artisti e gallerie d’arte internazionali, si sviluppa su una superficie di 5500 mq. La partnership con il Brand MARNI permette lo sviluppo di un progetto “cluster” che coniuga la riqualificazione degli ambienti e nello stesso tempo, il proprio utilizzo. L’impossibilità di concludere la ristrutturazione per negligenza della conduttrice (vertenza che si risolverà solo nel 2013), interrompe lo sviluppo del progetto immobiliare nel 2011.

Dal 2009 al 2011 ha progettato e diretto K35 Art Gallery di Mosca, dove ha curato tra le altre, la mostra in tre fasi Andy Warhol. Ladies and Gentlemen. Works on paper 1955-1985, sviluppando un nuovo concept, teso a attrarre audience delle scuole (la mostra, coinvolgendo circa 12.000 studenti, è ad oggi la più visitata in una galleria privata di Mosca). Seguono Max Ernst per la Biennale di Mosca e Günter Brus per la Biennale di fotografia. Di questi anni è anche il progetto The Other Side of Russia, il primo elaborato secondo la poetica Open Source, che caratterizzerà tutta la sua attività artistica successiva.

Open Structure Projects

Dal 2011 Leonardo Rotatori organizza i propri obiettivi secondo la poetica Open Structures da lui teorizzata e applicata in contesti internazionali collaborando con artisti e ambasciate di tutto il mondo.

Si tratta di una produzione artistica dal carattere narrativo e socio-culturale in cui il soggetto non è l’art-object fine a se stesso ma l’esperienza della creazione e della partecipazione attiva dall’inizio alla fine. Il mezzo deputato a raccontare la storia non è infatti solo l’arte (dimensione spesso autoreferenziale), ma una forma di comunicazione in-progress che trasgredisce i canoni classici della produzione artistica per aprirsi alle nuove frontiere della partecipazione grazie all’interazione digitale con i social media.

La ricerca che Rotatori conduce da anni riguarda lo sviluppo di strutture aperte ai players dell’arte nel modo più ampio e profondo possibile e le problematiche affrontate nei suoi progetti riguardano l’aspetto dell’individualità nel contesto policulturale, cioè come creare un corpus opera globale mantenendo integre le personalità individuali e come evolvere l’estetica policulturale in un corpus opera collettivo.

Il territorio artistico assume il ruolo di metafora della realtà e le tematiche prese in esame da suggestioni sociali, diventano oggetto di procedure di simulazione per soluzioni possibili (nel 2013 con The Dream of Eurasia integrazione culturale nell’area asiatica).

È il tentativo di dimostrare che il primato metafisico dell’individuo nel corpus opera è definitivamente congedato e che l’esperienza soggettiva o singolare viene superata.

Questi temi sono metafore del contemporaneo in ambienti socio-politici e culturali, dove la tecnologia e la dinamica dei popoli impongono, non solo nel territorio della politica, scelte per la collettività in seguito a un’accurata analisi dei processi possibili per la costruzione di una forma “aperta” di cultura condivisa in antitesi al dividi et impera.

Il programma Open Structure accoglie molti elementi di studio e di analisi, dal ruolo dell’artista come “filtro” della realtà, all’utilizzo della tecnologia per la ri-unione delle esperienze artistiche.

The Other Side of Russia (2011-2014) è il primo progetto ideato, curato e prodotto e premiato con la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica Italiana, presentato durante la 54. Biennale d’Arte di Venezia e come evento collaterale alla 4. Biennale d’Arte di Mosca e al Museo di Stato Russo.

The Dream of Eurasia. 987 Testimonials. The Italian Attitude, (2013-ad oggi) Evento Collaterale alla 55. Biennale d’Arte di Venezia, è stato premiato con la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica Italiana.

È un progetto che mette in luce l’attitudine allo scambio culturale che ha storicamente contraddistinto le civiltà mediterranee, stratificando una generosa e condivisa forma culturale ibrida, dove la cultura italiana del “voler fare” è attitudine, elemento distintivo, creatività genetica. L’attività di back office coinvolge istituzioni italiane e più di 50 ambasciate dei paesi asiatici.

Italia Docet | Laboratorium (2015-ad oggi) viene indicato come tra i più originali per metodo e finalità tra i 44 Eventi Collaterali alla 56.Biennale di Venezia. La finalità di questo progetto è quella di riuscire ad accogliere artisti di tutto il mondo al di là del muro di una galleria e oltre la sala di un museo, attraverso un sistema di Open Call.

Gli artisti del progetto Italia Docet, il cui capofila è il pittore milanese Federico Guida, rappresentano con una serie di tavole (frammenti) una moderna edizione della Scuola di Atene, sostituendo i personaggi dell’affresco con personalità della nuova cultura.

Ripartendo dai valori dell’Umanesimo italiano il progetto recupera la concezione rinascimentale della bottega in cui l’opera è il frutto di una coralità di mani e di pensieri (anche se gli artisti vivono e operano in paesi diversi) per giungere attraverso questo lavoro condiviso alla creazione di una nuova forma di monumento, per un progetto social identity.

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