Unique Edition Press

La Unique Edition Press è l’editore di riferimento del consumer che esige dal prodotto Arte del nostro secolo una coerenza con l’attitudine delle tecnologie digitali. Ciò non significa la traduzione dell’Arte in digitale, ma lo sviluppo di prodotti, servizi, practices e attività coerenti attraverso l’utilizzo delle tecnologie stesse.
La tecnologia digitale della comunicazione fatta dagli uomini per gli uomini ci sta dolcemente portando in un sistema di intelligenza collettiva globale, basata proprio sulle esperienze storiche delle Arti in genere.
Mozart nella metà dell’800 componeva una sinfonia su stimolo dell’arcivescovo di Salisburgo, il quale poi la faceva ascoltare ai suoi pochi cortigiani. In seguito si è passati, con la società industriale, alla produzione di pochi per molti: quella stessa sinfonia può essere ascoltata da milioni di persone tramite televisione o tramite radio.
Ora siamo in una terza fase interessantissima, in cui la cultura è prodotta da tutti per tutti.
C’è quindi la possibilità di incrementare una cultura veramente democratica grazie ai nuovi strumenti tecnologici, e di porsi non solo come passatempo, ma come stimolo culturale; una nuova alfabetizzazione che nel breve sarà capace di generare “rumors” virali. Non è affatto vero che questi strumenti riducono la percezione diretta e fisica né che sono agli antipodi della visione diretta del rapporto fisico. Questo infatti diventa sempre più frequente e corale.
Forse un domani potremo ipotizzare che Marcel Duchamp, quando affermava che è lo spettatore a fare l’opera, intendeva proprio gli Art Maker e saremo felici di averlo reso più evidente.
Grazie al gergo “dell’innovazione delle avanguardie” la ricerca nelle pieghe delle esperienze commerciali/tecnologiche dell’Arte ha evidenziato applicazioni in ambito economico per attività contingenti, applicabili ad “opere” sociali-culturali, con un’etica e un valore che in altri tempi si riservava alle azioni artistiche in ambito religioso e di arte pubblica.
In questi anni di studi e applicazioni sulla scena internazionale, abbiamo seguito e indagato traiettorie differenti, che individuano due specifiche aree dell’evoluzione dell’arte (dagli anni Sessanta a ieri).
La prima traiettoria è fortemente dipendente dall’innovazione tecnologica ed è servita per la declinazione dello stesso “pensiero” contenuto nell’opera di riferimento, [secondo la visione “democratica” di Joseph Beuys (1921-1986)] generando una produzione “incrementale” dell’opera d’arte, che dal “pezzo unico e unicum dell’opera” attraverso un comportamento da indagare come algoritmo autosomigliante, è stato capace di trasformare l’opera  tradizionale, in differenti frammenti o frattali omotetici.
Al fine di  raggiungere un perfezionamento progressivo di una stessa images/prodotto, manipolabile per quantità e dimensioni, la riduzione o l’aumento dimensionale del pezzo unico sono state intese come innovazioni incrementali possibili.


La seconda traiettoria più illuminata segue invece l’innovazione “dirompente” ed è basata sul paradigma di Marcel Duchamp (1887 – 1968) di saper creare e immette sul mercato pro-dotti Non-Arte, in alternativa all’Arte e all’Anti-Arte (ad esempio Coca Cola Vs Pepsi, ha generato la non Cola: Coca Zero). Sono opere che si impongono  nei territori del Non-Consumo dell’Arte tradizionale conquistando nuovi mercati.
Ad oggi questa seconda traiettoria è la sola strategia in grado di procurare una crescita durevole per artisti e produttori di quelle opere che sappiano intercettarla o includerla nel proprio prodotto, rispettando poetiche e innovazione.
Il risultato garantisce visibilità e marketing per il prodotto e per i suoi creatori.
Ritengo di poter affermare, grazie alle esperienze degli ultimi anni (2009-2016), di aver adottato una strategia manageriale capace di “eliminare” gli errori della prima area e di interpretare la seconda in funzione della valorizzazione del capitale culturale italiano unico al mondo.
Siamo riusciti a comprendere la potenzialità di queste due componenti strategiche “elaborate e pianificate”, prima del processo artistico e creativo costruendo una nuova sostanza artistica.
Art Economy è ciò che definisco come studio creativo, che ha come obiettivo lo sviluppo di innovative strategie di comunicazione e prodotto, che nascono dalla capacità di fondere la tradizione artistica Italiana con l’altrettanto millenaria storia imprenditoriale Italiana.
Da qui la collaborazione con importanti marchi italiani ed internazionali del settore lusso per co-creare, con artisti italiani di primo piano, una nuova linea di prodotti ad alta visibilità mediatica per supportare il riposizionamento dei brand in sintonia con il target di riferimento.
A mio parere risulta chiaro che attitudini imprenditoriali e capacità di orientamento competitivo sono da tempo requisiti importanti per un artista, tanto da potersi affiancare alle muse più tradizionali.
La carriera artistica riesce o fallisce in un modello di mercato che oggi è replicato da artisti-manager come Jeff Koons o Damien Hirst, Murakami o Ai Weiwei.
Il percorso definito dalle Open Structures che in questi anni ho elaborato e definito non è finalizzato alla riduzione dell’attività artistica ad attività economica. Ha come obiettivo di imparare a includere nell’arte istituzionalizzata (social identity), con ruoli di story tellers, testimonials e pratica di partnership, valori e analogie tra ambiti spesso molto diversi, in coerenza con la filosofia della costruzione.
Un ulteriore step di sviluppo nell’approccio open source mi ha portato a riconoscere nell’ambito delle attività social-technology, proprio nel punto di contingenza delle traiettorie sopra descritte, un know-how per l’evoluzione dell’opera d’arte, cioè capace di trasformarla in un’espressione corale di makers, testimonials e participants, di un territorio ampio (dal punto di vista geografico e culturale) per l’arte del mondo. 
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